Il punto vendita in affitto conserva il bonus Mezzogiorno

Con la Risposta all’interpello n. 75 del 13 marzo 2019, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulle cause di decadenza e rideterminazione del Bonus Mezzogiorno, precisando che non ricorrono nell’ipotesi di cessione in affitto del ramo d’azienda, per la gestione del punto vendita agevolato, ad un soggetto terzo economicamente indipendente, legato alla concedente da un contratto di affiliazione.

QUESITO


La società istante intende realizzare una nuova unità locale (supermercato), effettuando investimenti in impianti, macchinari e attrezzature in relazione ai quali beneficiare del credito d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno, disciplinato dalla Legge di Stabilità 2016, cd. “Bonus Mezzogiorno”.
Successivamente intende concedere il punto vendita agevolato in gestione ad un soggetto terzo, economicamente indipendente, mediante un contratto di affitto di ramo d’azienda e la stipula un contratto di affiliazione per la fornitura delle merci destinate alla rivendita.
Si pone, dunque, il quesito se l’operazione di cessione in gestione del punto vendita, possa determinare la decadenza o la rideterminazione del beneficio.


DISCIPLINA AGEVOLATIVA


In base alla disciplina agevolativa, è riconosciuto un credito di imposta a favore delle imprese che, a decorrere dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2019, effettuano l’acquisizione, anche mediante contratto di locazione finanziaria, di beni strumentali nuovi, in particolare macchinari, impianti e attrezzature varie, facenti parte di un progetto di investimento iniziale e destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo.
La misura dell’agevolazione è differenziata in relazione alla dimensione aziendale e all’ubicazione territoriale delle strutture produttive.
Tuttavia, se entro il quinto periodo d’imposta successivo a quello nel quale sono entrati in funzione, i beni sono dismessi, ceduti a terzi, destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa ovvero destinati a strutture produttive diverse da quelle che hanno dato diritto all’agevolazione, il credito d’imposta è rideterminato escludendo dagli investimenti agevolati il costo dei beni anzidetti.


PARERE DEL FISCO


L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’ipotesi esaminata non rientra tra quelle che determinano la decadenza o la rideterminazione del beneficio in quanto: “i beni oggetto di agevolazione non sono singolarmente dismessi o ceduti a terzi, ma circolano insieme all’azienda che verrà condotta dall’affittuario nell’ambito dell’esercizio di un’attività imprenditoriale. Gli stessi, inoltre, non sono destinati a strutture produttive diverse da quelle che darebbero diritto all’agevolazione, dal momento che la società beneficiaria, contestualmente all’acquisto di tali beni agevolati, concede in affitto a soggetti terzi economicamente indipendenti il nuovo punto vendita, che continuerà a essere ubicato nei territori agevolabili.”
Peraltro, l’operazione rientra in un processo di integrazione verticale, in base al quale, una volta effettuato l’investimento agevolato, il supermercato è trasferito al gestore, col quale il concedente instaura un rapporto di affiliazione per la fornitura delle merci destinate alla rivendita. In ogni caso, al fine di rendere inoperante la rideterminazione del credito d’imposta, l’affittuario deve comunque far entrare in funzione i beni nell’ambito del compendio aziendale e non dismetterli per i cinque periodi d’imposta successivi.
Viceversa, integra la causa di rideterminazione del “Bonus Mezzogiorno” la differente ipotesi in cui il trasferimento dei beni sia qualificabile come locazione degli stessi. In tal caso, il credito d’imposta dovrà essere rideterminato escludendo dagli investimenti agevolati il costo dei beni anzidetti.