Ok al decreto sulla riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente


La Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge di conversione in legge n. 2423, con modificazioni, del decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3, recante misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente.

Ai fini del trattamento integrativo dei redditi di lavoro dipendente e assimilati, è prevista, a decorrere dal 1° luglio 2020, l’abrogazione della disciplina sul c.d. “bonus 80 euro” e l’introduzione, nelle more di una revisione degli strumenti di sostegno al reddito, di una nuova misura denominata “trattamento integrativo dei redditi di lavoro dipendente e assimilati”.
In particolare, ai titolari di reddito di lavoro dipendente e assimilati che posseggono:
a) il “requisito della capienza”, in base al quale l’IRPEF calcolata sul reddito di lavoro dipendente deve essere superiore alla detrazione IRPEF spettante in relazione alla medesima tipologia di lavoro;
b) il “requisito reddituale”, in base al quale il reddito complessivo non può essere superiore a 28.000 euro annui, è riconosciuta una somma a titolo di trattamento integrativo, che non concorre alla formazione del reddito, di importo pari a 600 euro per l’anno 2020 e a 1.200 euro a decorrere dal 2021.
Il trattamento integrativo è rapportato al periodo di lavoro.
Il beneficio è riconosciuto in via automatica dal datore di lavoro ai beneficiari nella retribuzione periodica, salvo verifiche da effettuare in sede di conguaglio. Qualora in tale sede il trattamento si riveli non spettante, il datore di lavoro – in qualità di sostituto d’imposta:
– provvede al recupero del relativo importo, ricalcolando anche la misura della detrazione IRPEF;
– nel caso il cui l’importo da recuperare sia superiore a 60 euro, il recupero è effettuato in otto rate di pari importo a partire dalla retribuzione che sconta gli effetti del conguaglio.
Il sostituto d’imposta recupera le somme corrisposte ai lavoratori a titolo di trattamento integrativo mediante il meccanismo della compensazione dei crediti.


In via temporanea per il periodo 1° luglio 2020-31 dicembre 2020, è introdotta un’ulteriore detrazione IRPEF per redditi di lavoro dipendente in favore di contribuenti con reddito complessivo compreso tra 28.000 euro e 40.000 euro.
Si prevede una specifica formula per la determinazione dell’ammontare del beneficio, che assume un andamento decrescente al crescere del reddito complessivo. In particolare, la maggiore detrazione IRPEF è pari al valore massimo di 600 euro annui in caso di reddito complessivo pari a 28.000 euro e si riduce proporzionalmente fino ad annullarsi in corrispondenza di un reddito complessivo pari a 40.000 euro annui.
Il beneficio è riconosciuto dal datore di lavoro ai lavoratori dipendenti nella retribuzione periodica, salvo verifiche da effettuare in sede di conguaglio. Qualora in tale sede la detrazione si riveli non spettante, il datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, provvede al recupero del relativo importo. Nel caso in cui l’importo da recuperare sia superiore a 60 euro, il recupero è effettuato in otto rate di pari importo a partire dalla retribuzione che sconta gli effetti del conguaglio.
Il sostituto d’imposta recupera le somme corrisposte ai lavoratori a titolo di trattamento integrativo mediante il meccanismo della compensazione.

È abrogata, con decorrenza 1° luglio 2020, la disciplina del c.d. “bonus 80 euro”.


Il reddito complessivo da considerare ai fini del trattamento integrativo e dell’ulteriore detrazione IRPEF deve essere assunto al lordo delle quote esenti dei redditi agevolati per docenti e ricercatori e dei redditi agevolati previsti per i soggetti c.d. “impatriati”. Inoltre, il reddito complessivo è considerato al netto del reddito dell’abitazione principale e sue pertinenze.